Capua l’altera Roma

La Bibbia.  Affreschi Chiesa Benedettina Sant’ Arcangelo in Formis frazione di Capua 

Foto: Vito Perrotta

L’Italia è un bellissimo museo  diffuso che va valorizzato tutto ( Dario Franceschini )

di Stefania Sollazzi  

Ci sono posti in cui ci finisci per caso, o quasi. Un rallentamento in autostrada e il tuo navigatore ti segnala un percorso alternativo. A1 Milano-Napoli uscita consigliata Capua. C’è qualcosa di nuovo da scoprire. Arrivare in fretta a destinazione non è importante. Non perdere tempo significa perdere qualcos’altro. Abbandoniamo momentaneamente la rotta, e ci allontaniamo da quell’anonima striscia di asfalto che cancella tutto e svuota il territorio. E’ così che incontriamo la regina del Volturno. L’altera Roma, l’altra Roma.

Guardandola oggi riesce, però, un po’ difficile credere che un tempo fosse, come diceva Cicerone, seconda solo a Roma. Il tempo, la guerra, il terremoto, l’incuria hanno compromesso la sua immagine. Tanti fatti illustri hanno fatto la sua storia. E la storia non si cancella. Lontana dalle stereotipate bellezze dell’iconografia ufficiale fa parte di un’Italia tutta da svelare. Andando oltre le apparenze. Snobbata dai flussi turistici e sconosciuta ai più, fa parte, a pieno diritto, del nostro patrimonio artistico e culturale. Il cambio di percorso ci regala un posto dimenticato, ma unico. Uno spazio antico inaspettato. Ha un centro storico vivo, dove le strade sono la sua memoria. La toponomastica, cosa rara, ricorda tutti i suoi uomini più famosi come Ettore Fieramosca e Pier delle Vigne per citarne due “a caso”.

Piazza dei giudici. I Testoni

Non abbiamo una guida, basta camminare tra i vicoli. Interessanti stratificazioni storiche sono a portata di mano. Piccoli dettagli, capitelli, finestre, iscrizioni, frammenti incastonati qua e là nelle mura. Non solo. Palazzi, caserme, chiese, piazze ci portano in un ambiente che merita di essere visto. Capua al centro del mondo. Lo dicono le origini etrusche o, greche. Lo conferma il passato longobardo, normanno, il ruolo nel Regno di Napoli e la funzione di piazzaforte militare. Annibale e il suo esercito sostarono più di un anno coccolati nei cosiddetti “ozi di Capua” che costarono loro una sonora sconfitta sul campo. Fonti più o meno attendibili riferiscono di una città emblema del lusso, aperta a ogni sorta di piacere. Vita spensierata, clima dolce, banchetti luculliani, fiumi di vino, e soprattutto belle donne. Probabilmente una delle tante leggende metropolitane in circolazione. Non confondiamo la Storia con la cronaca. Restiamo sul vago. Capua merita altre attenzioni. Come quella per il suo Museo Campano nel prestigioso Palazzo Antignano. Da solo vale la sosta.

Museo campano. Sala delle madri

Tra i più importanti d’Italia e d’Europa ospita tra i suoi apprezzati reperti una rarissima collezione al mondo. Le Matres Matutae, statue in tufo, risalenti tra il VI e il II sec. a.c., che riproducono quasi tutte una donna seduta con uno o due bambini tra le braccia. Qualcuno ha detto che la loro visione è “una delle più serene espressioni di vita che possano venire dalle cose morte” .Possibili ex voto legati alla fecondità potrebbero far parte di un Santuario mai ritrovato. Lasciamo la città e riprendiamo la nostra strada convinti, ancora una volta, che il senso del viaggiare sia in altri particolari.

Piazza Etiopia

Prima di riprendere il viaggio non si può lasciare Capua rinunciando a un’ immersione godereccia senza sensi di colpa nei dolci sapori locali.Una delle specialità – fra le tante – è il sontuoso Babà, di cui ci siamo fatti regalare la ricetta originale della Pasticceria Natale dal 1933. Una tappa del gusto da non perdere.

Babà ( dosi per circa 40 pezzi ):

Foto: Francesco Natale

1 kg farina Manitoba, gr  100 zucchero, gr  40 burro, gr 50 lievito di birra, gr 20 sale , 18 uova.

Mettere in una planetaria  la farina, il lievito , lo zucchero, il burro e far girare lentamente. Aggiungere le uova una alla volta. Dopo 7/8 uova aumentare la velocità e dare una bella “sbattuta” . Quando la pasta ha preso “ la corda” e risulta appiccicosa e lucida è pronta. Ottenuto un impasto omogeneo si mette nelle apposite forme e si lascia lievitare fino a quando non raggiunge il bordo. Infornare a 180°/200° in forno ventilato per 35/40 minuti. A parte preparare la bagna miscelando il preparato al rum della Luxardo,  lo zucchero e l’acqua ( 2 lt di liquore, 4 kg di zucchero, 5 lt di acqua). Fare intiepidire leggermente e inzuppare i babà. (ricetta originale gentilmente concessa dalla pasticceria).

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