La moda che verrà

Foto : Pixabay

Dopo i mesi di ritiro forzato la tenuta da casa fatta di leggings, felpe e t-shirt comode ci avrà stancato e avremo voglia di rinnovarci.

 Sentiremo il bisogno di un po’ di leggerezza e lo shopping, lo sappiamo, é una terapia molto efficace per ritrovare fiducia e allegria.

Sarà anche il momento in cui molti riusciranno  a trovare  valide motivazioni per non cedere più allo shopping compulsivo. Tra queste, la disponibilità economica, un aspetto che non  possiamo ignorare solo perché si parla di moda, argomento frivolo.  L’epidemia e il lockdown hanno ridotto stipendi e posti di lavoro e l’industria della moda stessa ha subito perdite importanti. 

Gli acquisti saranno perciò oculati. Si punterà alla qualità ed alcuni pezzi vintage che rispolvereremo nel guardaroba ce lo ricorderanno.  

Ed è proprio in questo clima poco spumeggiante che emergeranno nuovi spazi per la PMI della moda italiana.

Previsione questa, scevra di slanci romantici o dettata dal desiderio di rivincita  per piccole/medie aziende che in questi ultimi anni hanno combattuto con il coltello tra i denti per sostenere il Made in Italy in un mercato in cui a farla da padrone sono stati i grandi brand o le catene di distribuzione di massa della moda veloce. È una previsione realistica e pragmatica: se c’è un momento per risalire la china ed affermarsi, i produttori di eccellenza italiana lo trovano ora.

In Italia abbiamo moltissime aziende che sono in grado di offrire qualità a prezzi corretti. Quelle che riusciranno a seguire un nuovo modello di business e si rivolgeranno al consumatore sganciandosi da sistemi di vendita tradizionali, non solo usciranno dalla crisi, ma cresceranno. Chi finora ha resistito alla vendita on line dovrà cedere, per esempio.

Anche la strategia di comunicazione dovrà cambiare. Inizialmente il consumatore sarà sempre più spinto all’uso del digitale e le aziende dovranno offrire siti web di forte appeal, con video, tutorial facili da consultare. Lo stesso dovrà avvenire sui social, arricchiti di contenuti e storytelling. Il cambiamento ovviamente non consisterà solo nell’e-commerce. Bisognerà escogitare e buone ragioni  per fidelizzare il consumatore e farlo tornare nel punto vendita, perché quando ci sentiremo finalmente in sicurezza, avremo tanta voglia di uscire, torneremo per strada e nei negozi. In questo vortice di cambiamenti, chi saprà comunicare bene e con empatia sarà ripagato.

Approfittando delle momentanee difficoltà negli scambi internazionali, chi produce eccellenza italiana dovrà rivolgere l’attenzione al mercato nazionale, controtendenza rispetto a quanto è accaduto negli ultimi anni. I consumatori locali sono stati infatti trascurati per favorire gli stranieri, in particolari russi, cinesi e mediorientali che hanno rappresentato la clientela migliore dei grandi brand e i loro paesi l’eldorado per tanti piccoli/medi produttori italiani. Una corsa questa in cui molte PMI (soprattutto quelle familiari) hanno riversato speranze investendo a volte quote importanti delle loro risorse con ritorni non esattamente esaltanti. 

La moda che verrà sarà  di qualità. L’offerta non manca e nemmeno i consumatori italiani pronti a sostenere il Made in Italy, quello vero.

Mariangela Prestera

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