Monopoli e “L’oro di Angelo”

di Fulvio Raimondi, sommelier dell’olio


Viaggio nella Puglia color oro con il nostro sommelier dell’olio che è andato a scovare uno straordinario prodotto dalle caratteristiche rare. Questa volta è a Monopoli, città antica. Leggete…

Ѐ facile dire che certi luoghi siano eccellenze italiane. Un’affermazione simile sfiora quasi la banalità. Ma quando si parla della costa pugliese che vive a cavallo della città di Bari si deve alzare il livello dell’asticella anche con le parole.
Barletta, Trani, Molfetta, la stessa Bari, e poi, scendendo ancora verso sud, Polignano a Mare, Monopoli, Cozze sono come una fila di perle lungo una “collana” che è quel tratto di litorale. Se si ha la possibilità di ammirare simili luoghi si resta estasiati come davanti a dei gioielli che ci portano via dei pezzi di cuore quando li si deve salutare. Pezzi di cuore che restano là, sperando di tornare a recuperarli o ad aggiungerne in successivi viaggi perché di tanta bellezza l’essere umano non potrà mai stancarsi.
Questa piccola introduzione è per parlare di una di queste perle che ammalia chi la vive anche per brevi periodi e che personalmente mi ha stregato ed emozionato. Il luogo in questione è Monopoli. Una cittadina di quasi 50mila abitanti che nel periodo estivo ne accoglie ben di più; è caratterizzata da un borgo circondato da mura medievali che risalgono addirittura al V secolo. E dentro quelle mura la bellezza, la pulizia, la sorpresa e la genuinità fanno capire perché i pugliesi hanno un così bel sorriso. Poco fuori dal centro abitato, andando verso l’entroterra, inizia a vedersi una delle attività più importanti della Puglia intera. Circondati e delimitati da caratteristici muretti di pietre, iniziano a estendersi ulivi e uliveti che colorano il paesaggio d’argento. La terra rossa contrasta il verde delle foglie come su un dipinto a olio. Il vento accarezza quegli alberi come a comunicare loro tutto l’amore che serve a farli crescere rigogliosi. Tra questi uliveti, spicca la storia di un giovane olivicoltore residente proprio a Monopoli: Costantino Solimando. Grazie a suo nonno Angelo, crebbe la sua passione per l’olio extravergine. Il nonno lo produceva con la passione, la grazia e la tenacia di chi crede ed ama quello che fa. All’inizio la produzione era ti tipo familiare e la si può far risalire al lontano 1955. Il nonno Angelo conosceva così bene i suoi ulivi che amava riposarsi sedendosi sulle protuberanze delle radici. Non si sa se ci parlasse, ma in qualche modo riusciva a comunicare l’amore per quelle piante. Prendeva per mano il piccolo Costantino e lo portava a passeggiare tra gli ulivi narrandogli la storia quasi di ogni singola pianta. Costantino, rapito da quelle parole e da quei racconti ed estasiato dal profumo che scaturiva dalle foglie fatte vibrare dalla brezza adriatica decise che quella sarebbe stata anche la sua vita. Poi, il 4 febbraio del 2016 il nonno Angelo venne a mancare. Lasciò gli alberi all’inizio del loro ciclo vegetativo per diventarne spettatore e, essendo Angelo di nome e di fatto, guidò in qualche modo anche l’inizio del piccolo Costantino. Lui, che si era sempre dedicato alla potatura, decise di diventarne produttore e di dedicare il suo primo olio al nonno tanto amato. Nasce così “L’oro di Angelo”. E mai titolo fu più azzeccato. Quest’olio è un vero e proprio tesoro. Giocando con le parole mi piace chiamarlo tesolio. Ѐ un olio monovarietale di cultivar Picholine, la cui pianta madre sembra essere originaria della provincia di Brindisi ma poi si è diffusa molto in Francia. Beh, Costantino ha saputo far crescere questa cultivar con maestria, raccogliendola anticipatamente rendendola così una cosa davvero unica. Pensate, tra gli oli monovarietali è l’olio che ha il maggior numero di polifenoli in assoluto, secondo quello che è il catalogo dei monovarietali redatto da ASSAM, l’ Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche che realizza ricerche e si occupa di progetti nel settore agronomico. La quantità di polifenoli è 1458 mg/kg.
Ѐ qualcosa di unico. Uno di quegli oli che hanno racchiuso in sé sacro e profano insieme. In bocca è una cascata di emozioni. Ѐ un’esplosione di sensazioni che attraversano tutto lo spettro sensoriale. Difficile capire, spiegare e, magari, anche ripetere. Come quando ci si trova davanti a qualcosa di più grande di noi e l’inginocchiarsi diventa un riflesso incondizionato. Uno di quegli oli di cui si vuole conservare la bottiglia anche quando sarà finito. Parlando di abbinamenti è quasi riduttivo accostarlo a qualche cibo, perché “L’oro di Angelo” arricchisce ed eleva qualsiasi piatto. E tra i piatti pugliesi su cui poterlo apprezzare non può mancare il classico patate riso e cozze, oppure rigare con un paio di passaggi una cremosa burrata e insaporire ulteriormente le già succulente bruschette pugliesi. Nel suo uliveto Costantino, oltre a questa mitica Picholine, sta coltivando altre trenta cultivar con la stessa cura e la stessa passione.
“L’oro di Angelo” è quel tipo di carattere e personalità in grado di stravolgerti la vita. E se lo si ama, sa portarti dove non si è mai stati, sa far conoscere aspetti che non si sapeva di avere. Ѐ bello, forte, affascinante, emozionante, protettivo e non annoia mai. L’amante perfetto in tavola. Insomma, parlando di eccellenze italiane, con “L’oro di Angelo” nulla può essere banale. Il nonno Angelo, ovunque esso sia, starà sicuramente sorridendo di gioia e di orgoglio per tanta qualità. Gli si deve dire solo un caloroso grazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *