Un Museo sotto la golena del Po

Il ‘Museo del Culatello’ è un racconto. E’ la storia del rapporto di amore col Grande Fiume, un viaggio che dura secoli fra riti che si perdono nel tempo e aneddoti di sopravvivenza umana. Non solo. Questo spazio allestito all’interno dell’Antica Corte Pallavicina, a Polesine (Parma), ci consegna memoria della civiltà contadina e del suo legame con gli animali e con l’antichissima festa crudele della maialatura, di cui i norcini sono depositari.

di Alexa Kuhne

L’ inverno padano è rigido. Le estati sono caldissime, umide.  Il Po detta legge e l’uomo, spesso, è costretto a sottomettersi al suo impeto. La natura, da queste parti, sa essere dura ma anche molto generosa nei confronti di chi riesce a capirla. E’ una storia antica e difficile questa del rapporto fra i contadini della Bassa e il Grande Fiume. E’ un racconto che si può ascoltare se si percorrono le stanze di una vecchia grande dimora posta sul lato sinistro della golena. Si chiama Antica Corte Pallavicina e contiene in sé uno spazio in cui ci si ritrova in un microcosmo fatto di cose semplici, di gesti quotidiani e faticosi, cadenzati dall’alternarsi delle stagioni, dalle quali si cercava di raccogliere tutto quello che era utile alla sopravvivenza . Questo ‘luogo della memoria contadina’ è  il ‘Museo del culatello e del masalèn’  e custodisce il passato della gente del Po. Tutt’attorno, l’impressione è quella di un paesaggio cristallizzato nel tempo. Dentro, nelle stanze del museo, c’è il racconto di un mondo che ha vissuto – e che continua a vivere – in osmosi con il Grande Fiume.

Oggetti dell’epoca nel Museo del Culatello. Prima di degustare, si può fare un salto nel tempo aiutati da un’ audioguida, che racconta di quando i norcini vivevano in queste povere stanze.

Entrare nel “Museo del culatello e del Masalèn” è un po’ come fare un viaggio indietro negli anni, in terre lontane, eppure così poco distanti dalle città. Bastano 50 chilometri per arrivare, da Parma, all’Antica Corte Pallavicina, il palazzo signorile che dal XIII secolo si affaccia sul Po e che oggi ospita un percorso espositivo che descrive il territorio della Bassa parmense e il suo legame secolare con il maiale.  Nell’immobile, riportato all’originario splendore, oggi ci sono anche un Relais, un Ristorante e l’ ‘Hosteria’, quest’ultima, tappa obbligata per il visitatore curioso e goloso che non vuol perdere l’opportunità di degustare i salumi e tutti i prodotti di questo territorio.

L’ingresso dell’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense. Al suo interno il museo, il relais, i ristoranti, le cantine, gli spazi per degustazioni e convegni

Ma prima sarà una scoperta addentrarsi nelle stanze dove è stata puntigliosamente ricostruita la vita contadina, scandita dall’ “Antica festa crudele della maialatura”,  dalla celebrazione di Sant’Antonio – protettore degli animali e raffigurato con un suino nero ai suoi piedi – e dalla preparazione dei salumi. Ed è proprio qui, nella Bassa parmense, che il Culatello è venerato, pasciuto, ‘coccolato’ lentamente proprio dagli inverni freddi e nebbiosi e dalle estati torride ed assolate.  A occuparsi della macellazione del maiale e della lavorazione delle carni era una figura molto importante nel mondo rurale: il norcino, Masalén nel dialetto locale, che acquisiva “sul campo”, lavorando a fianco di un vecchio, capacità e competenze. Portatore di conoscenze fondamentali per il trattamento e la conservazione delle carni, ha attraversato i secoli, dall’antichità romana fino ai tempi moderni. Le immagini riportate meticolosamente nel museo scandiscono le varie fasi della macellazione e della produzione dei salumi. La sua attività è descritta in maniera suggestiva dai versi di Pomponio Torelli, conte di Montechiarugolo, nella seconda metà del Cinquecento. L’arrivo nelle case del norcino era un rito antico, quasi una festa collettiva che permetteva di preparare i salumi che garantivano la vita della comunità. Gli Spigaroli sono stati norcini per generazioni e nella sala sono esposti la bicicletta attrezzata utilizzata per spostarsi da una cascina all’altra e alcuni attrezzi del mestiere. 

Lo chef stellato Massimo Spigaroli, depositario del sapere tramandato dai suoi avi norcini.

Massimo Spigaroli, lo chef stellato, inventore della cucina “gastrofluviale”, proprietario, con il fratello Luciano, di questo sito, spiega cosa rappresenta per la famiglia:  “ Il palazzo venne restaurato sui resti di un antico fortilizio. Nato come dogana, fu trasformato nel 1700 in azienda agricola. Il mio bisnonno Carlo arrivò qui come affittuario e da allora in poi si dedicò all’allevamento di maiali per la produzione dei salumi. La Corte, successivamente abbandonata, stava andando in rovina. La nostra famiglia la acquistò nel 1990 e le cantine dove i Pallavicino stagionavano i salumi sono tornate a riempirsi di Culatelli”.  Protagonista di questa narrazione del percorso museale è, infatti, la dinastia degli Spigaroli che, alla fine dell’Ottocento, erano mezzadri sui poderi del maestro Giuseppe Verdi e praticavano l’arte del norcino. Carlo Spigaroli, bisnonno dello chef Massimo, era masalén e d’inverno si spostava di fattoria in fattoria per preparare i salumi.  Trasferitisi a Polesine all’antica Corte nel 1905, gli Spigaroli coltivavano il podere che, per lo spostamento del corso del fiume, era rimasto isolato sulla sponda sud del Po. Per ridurre la fatica dell’attraversamento nel 1913 impiantarono un traghetto sul Po, che ben presto venne utilizzato da tutti per il trasporto di carri e merci. Per accogliere le persone in attesa vennero allestite due capanne sulle due sponde, dove le donne di casa rifocillavano i viaggiatori con pane fatto in casa, salumi e vino. L’attività riprese nel dopoguerra sulla sponda parmense col Lido di Polesine, dove si poteva mangiare e ballare e poi col ristorante “Al Cavallino Bianco” e, dal 1990, all’Antica Corte, acquistata e recuperata in ogni sua parte. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *