L’olivo e il suo nemico peggiore

Foto : Pixabay

Per chi pensa di coltivare olivi, che si tratti di passione o di produzione in larga scala, ci sono alcune situazioni a rischio da monitorare. Fondamentale osservarle perché ci dicono dello stato di salute dei nostri alberi. Attenti, prima che sia troppo tardi, all’ Occhio di pavone, la principale malattia funginea dell’olivo.

L’olivo è una risorsa sempre più apprezzata. Sembra un albero fortissimo, eppure ha molti nemici che ne minano la salute, spesso in modo irreversibile.

Uno di questi è il cicloconio. Si tratta della principale malattia fungina. Le infezioni avvengono a carico delle foglie e sono facilmente riconoscibili. Si manifestano con tacche circolari scure e necrotiche di dimensioni più o meno estese, a seconda della gravità dell’infezione.

Lo sviluppo di questa avversità è strettamente legato all’andamento meteorologico e poiché il periodo di incubazione della malattia è molto lungo, l’efficacia della strategia di difesa adottata si può riscontrare solo dopo alcuni mesi.

Per lo sviluppo del fungo sono necessarie condizioni ambientali in grado di favorire la germinazione delle zoospore, in particolare sono necessarie elevate percentuali di umidità relativa e temperature comprese tra 10 e 20 °C (l’optimum è compreso tra 12 e 15 °C). Queste condizioni di solito si verificano in primavera e in autunno.

Il danno più grave è quello a carico delle foglie. La prematura filloptosi – cioè la caduta delle foglie – può verificarsi anche prima della completa manifestazione della sintomatologia tipica, le macchie fogliari a “occhio di pavone” . Fattori che influiscono sulla defogliazione sono: l’età della foglia (cadono prima le foglie più vecchie), l’intensità dell’infezione, la localizzazione delle lesioni, agenti meteorologici (vento, pioggia) e la stagione (filloptosi più intense si verificano in primavera). La caduta delle foglie può compromettere non solo il raccolto dell’anno ma, in caso di gravi infestazioni, la vita stessa della pianta.

La sensibilità varietale gioca un ruolo determinante nella manifestazione dell’infezione.  Maggiormente vulnerabile è la varietà “bianchera” che richiede una cura particolare a questo patogeno. Essa, infatti, se incautamente piantumata in areali con forti umidità relative, manifesta particolarmente la defogliazione della chioma specialmente nelle parti più a ridosso del terreno ove l’umidità tende a ristagnare più a lungo. 

Trattamenti preventivi con prodotti a base di rame da eseguire prima della germinazione delle zoospore in primavera e in autunno assieme alla scelta accurata del luogo di impianto risultano il miglior compromesso nel contenimento della patologia funginea.

Si rammenta che sul sito ERSA e sul canale Telegram sono disponibili i bollettini di lotta integrata e biologica.

Marco Stocco
Esperto di viticoltura e olivicoltura dell’Ersa

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