Pompei, trovato l’olio più antico al mondo

Photo Credit: meteoweb

“Tra storia e mitologia, l’uso dell’olio si perde nella notte dei tempi…A Pompei una recente, affascinante scoperta…”

di Fulvio Raimondi, Sommelier dell’olio

La leggenda narra che Atena, dea della sapienza, delle arti e della guerra contese a Poseidone, vincendo, la supremazia dell’Attica perché, percuotendo la terra, fece nascere un ulivo come promessa di pace e prosperità.

Fin dalla notte dei tempi, comunque, le olive sono sempre esistite nella vita degli uomini. Addirittura, in luoghi abitati dall’uomo fino a 40000 anni fa, si sono ritrovati noccioli di oliva. La facilità poi di produrre l’olio facilitava la sua presenza. Bastava poco per spremere le olive e ricavarne quel succo tanto utile quanto prezioso.

Come spesso è successo, le origini risalgono all’area dell’antica Mesopotamia, fino ad arrivare in prossimità del Mediterraneo in quei paesi che oggi rispondono al nome di Siria, Libano e Israele.

Anche se per anni l’olio di oliva era ritenuto uno dei beni più preziosi nell’antica Grecia, tra i prodotti agricoli, non era ancora conosciuto come alimento. Veniva usato per la cura del corpo e per l’illuminazione.

Furono i Romani a intuire le proprietà nutritive e la bontà dell’olio evo anche come vero e proprio ingrediente alimentare. Essi contribuirono a spostare le coltivazioni di ulivi sempre più a nord seguendo le varie conquiste del famoso impero.

Quindi non può stupirci la recente scoperta fatta da Alberto Angela e dalla troupe del MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che, mentre stavano girando uno speciale di SuperQuark su Pompei ed Ercolano nel 2018, si trovarono a esaminare i depositi del museo con alcuni resti risalenti alla famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Qui trovarono una bottiglia di epoca pompeiana che conteneva qualcosa di solidificato. Quella bottiglia si trovava nei depositi del museo dal 1820 ed era stata lasciata lì insieme ad altri numerosissimi reperti. 

Piero Angela contattò il direttore del museo, Paolo Giulierini e insieme portarono la bottiglia a farla esaminare in sofisticati laboratori per effettuare accurate analisi scientifiche.

Oggi è ufficiale: il liquido perfettamente conservato all’interno di quella bottiglia è olio di oliva. L’olio di oliva più antico del mondo.

Alle verifiche sull’autenticità hanno dato un importantissimo contributo anche il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli con in testa il professor Raffaele Sacchi e il suo team, insieme alla collaborazione del MANN.

Quella bottiglia ha conservato oltre che un reperto, una testimonianza viva e concreta di quanto questo prezioso oro verde fosse presente anche in tempi antichi. Il liquido contenuto all’interno si è solidificato in posizione obliqua perché la bottiglia, a seguito dell’eruzione, si deve essere appoggiata da un lato. Ma anche se fosse caduta, è riuscita ad attraversare i secoli per riuscire a giungere a noi per portarci, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il messaggio che il suo contenuto, come la pianta che lo ha generato, è in grado di resistere a cataclismi e guerre di ogni tipo. 

 

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