Carso, sentieri nascosti di confine

Foto credits: Elisabetta Danielli

Un itinerario benessere sul Carso triestino. Da fare a piedi o in bici. Una sfida a scoprirne misteri, natura indomabile, cibo e vino a “metro 0”. Ecco i luoghi in cui andare.

Roccia e vento. Vigne e grotte. A tratti terra rossa e ulivi. Tinte forti, fredde e calde insieme. Il suolo è duro da lavorare. La gente dell’altipiano è tenace: lo ama e lo nutre. Il Carso triestino è misterioso e nascosto. Come la sua comunità che ha forti radici e un legame inscindibile con questo territorio di confine che cinge Trieste. Il Carso non ti invita, di certo. Ma ti sfida a conoscerlo. Doline, grotte scavate tra le pietre  modellate dal vento e dalla pioggia e falesie che si lanciano nel Mare Adriatico ti indicano sentieri che mai ti aspetteresti. L’uomo ha dominato questa terra aspra e apparentemente ingenerosa; ha fatto crescere cespugli e vita laddove esisteva solo pietra, sferzata dalla bora, gelida in inverno. Oggi, tante piccole comunità vivono in un equilibrio perfetto, fatto di cose semplici e gesti che si ripetono da secoli. Sul Carso triestino si parla sloveno come italiano. Si sente un senso di appartenenza. Spingersi in questa terra è magia.Tra Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino, e parzialmente S. Dorligo della Valle e Trieste la flora alpina, in una manciata di chilometri, diventa mediterranea. La Grotta Gigante e il fiume Timavo sono opere imponenti e misteriose della natura che si è sbizzarrita. La prima è la più grande caverna turistica al mondo: potrebbe contenere la basilica di San Pietro.  E’ dalle foci del fiume raccontato da Virgilio, il Timavo, che può prendere il via un itinerario alla scoperta del Carso triestino. Nelle sue vicinanze ci sono il castello di Duino e il Sentiero Rilke, riserva naturale, a picco su bianche falesie. Suadenti sono la cultura, gli usi e i costumi in cui si mescolano il retroterra latino, germanico e slavo dei piccoli insediamenti sparsi che custodiscono antichi saperi e feste popolari. La casa carsica è la sintesi di tutto questo: un microcosmo attorno al quale si muoveva il mondo contadino. A Repen si può visitare una tipica abitazione rustica in pietra, ora museo etnografico. Con passo veloce si arriva alla Chiesetta di Monrupino su una collina di 418 m. Il santuario dedicato all’Assunta è circondato da una fortificazione medievale eretta per proteggere dai Turchi. Ogni secondo anno si celebrano le Nozze carsiche, Kraška Ohcet.  Procedendo verso l’altopiano si segue la “Strada del Terrano” lungo le vigne da cui si ricava il vigoroso vino secco, rosso come il sommaco, la pianta che tinge queste alture di rosso sangue, simbolo del Carso. Il vino è ottenuto dai vitigni del Refosco coltivato nella caratteristica terra rossastra. I filari di quest’uva segnano il paesaggio di Aurisina, Sgonico e Monrupino, mentre gli ulivi – da cui si trae il pregiato olio extravergine Tergeste Dop – picchettano l’altopiano nella zona di Dolina e attorno alla Val Rosandra. Qua e là le osmize sono segnalate da una frasca lungo la strada e sulla casa, come emanato nel diciottesimo secolo dall’editto asburgico. Sono abitazioni private con cantine e cortili, messi a disposizione dai proprietari che vendono in loco il proprio vino e salumi e formaggi di produzione casalinga. Il termine sloveno “osem”, otto in italiano, indica i giorni di apertura inizialmente previsti per legge, maggiorati anche dai litri di vino prodotti: ogni 40 si ha diritto a tenere aperto un giorno in più. I sapidi piatti tipici riempiono tavolate di legno: insaccati e formaggi stagionati, la jota, minestra di crauti e fagioli, il goulash, i cevapcici, rotoli di carni varie, piccanti, da fare alla griglia. Oppure il kaiserflesck, la “carne dell’Imperatore”, fette di maiale affumicato, sardoni in savor, gnocchi di pane, gnocchi con susine, patate in tecia (tegame), prosciutto cotto cucinato in crosta di pane, pinza (focaccia pasquale), dolci come la putizza e i presnitz. Il tutto innaffiato dal vino della casa, il Terrano rosso, con il suo peculiare sapore di lampone e violetta, affiancato dai bianchi Vitovska e Malvasia, ottimi da abbinare alla Jota. Una sinapsi inaspettata. Il Carso, alla fine, lo ami.

di Alexa Kuhne

Cosa fare

Grotta Gigante – Sgonico, con l’autobus n. 42, ☎ +39 040 327312

Casa carsica – Repen, 31 – Monrupino (Ts)

Apertura: da aprile a ottobre o su richiesta. www.kraskahisa.com

Osmize: Elenco aggiornato delle aperture su www.osmize.com

Appuntamenti

Sagre. Durante tutti i weekend estivi si svolgono feste nei vari paesi, a base di carne alla griglia, vino e birra, musica dal vivo e ballo. 

Carnevale carsico. Sfilata di carri e maschere il sabato di carnevale a Opicina.

San Martino. Festa a Prosecco l’11 novembre. 

Sommario

Nozze carsiche. Ultima settimana di agosto degli anni dispari a Monrupino. Una tradizione della cultura slovena che ha luogo ogni due anni per una settimana. Viene rievocata tutta la procedura prima del matrimonio: la serenata sotto la finestra della sposa, l’addio al celibato e nubilato, il trasporto della dote con il carro, il matrimonio con i vestiti tipici. 

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